Il progetto

Nel mondo un milione di persone l’anno sceglie di porre fine alla propria vita, una ogni quaranta secondi, e ogni tre secondi si registra un tentativo di suicidio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il suicidio come una grave emergenza sanitaria. Sebbene i dati relativi il fenomeno siano molto difficili da valutare, e sicuramente sottostimati a causa del tabù che tuttora rappresenta, il suicidio si attesta tra le prime dieci cause di morte, come seconda o terza per i giovani, ed i tentativi di suicidio risultano venti volte maggiori dei suicidi stessi, con relativi costi sociali ed emotivi enormi.

Il suicidio è una delle cause di morte che più di ogni altra può essere prevenuta, infatti non è quasi mai una decisione improvvisa, ma solitamente la conclusione di un vissuto interiore doloroso in cui frequenti sono i dubbi ed i ripensamenti.

Il suicidio, come sottolinea la letteratura in merito, deve essere interpretato non come un movimento verso la morte, ma come un allontanamento da un dolore psicologico insostenibile. Solitamente, il suicidio, non è un atto casuale e improvviso, ma piuttosto la risposta ad una crisi, il tentativo estremo e disperato di uscire da una situazione insopportabile che genera sofferenza; nel momento in cui l’individuo abbandona ogni altra possibilità di soluzione inizia l’organizzazione dell’atto suicida.

Lo stato emotivo di chi si suicida è l’assenza di speranza e l’ambivalenza, sebbene la persona si appresti alla morte, desidera essere salvata, se si riesce quindi a ridurre e a rendere più sopportabile il livello di sofferenza, il suicidio non si verifica. Atto tipico dei suicidi è la comunicazione, in modo più o meno esplicito, dell’intenzione, ma spesso tali messaggi non vengono colti oppure non si sa come rispondere alle richieste di aiuto.

Il suicidio è un fenomeno estremamente complesso, determinato dall’interazione di fattori biologici, sociali, culturali e psicologici; la multifattorialità del problema non permette quindi interpretazioni univoche o semplicistiche ed impone un approccio complesso, articolato e multidisciplinare poiché, un intervento esclusivamente specialistico – sanitario, riuscendo a raggiungere unicamente le persone già seguite, darebbe risultati limitati.

In tutto il mondo, l’inadeguata prevenzione del suicidio è stata dovuta principalmente all’insufficiente consapevolezza della grande rilevanza del problema e al tabù che ancora esiste a parlare di questo fenomeno.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che i programmi di prevenzione del suicidio devono rispecchiare le caratteristiche dei singoli Paesi, tenendo conto delle diverse realtà sociali, culturali e sanitarie. La prevenzione deve rivolgersi, pertanto, a problemi locali, con soluzioni locali e privilegiare interventi condotti, attraverso varie forme di collaborazione, da più soggetti. Sulla base delle politiche di salute pubblica promosse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle esperienze di prevenzione maturate a livello internazionale, è stato proposto ed attuato “invito alla vita”, il programma locale di prevenzione del suicidio. Il progetto è stato promosso dalle Unità Operative di Psichiatria d’intesa con la Direzione Generale, la Direzione Cura e Riabilitazione, le Direzioni di Distretto.

Il progetto di prevenzione per il Trentino ha posto le proprie basi sia in un precedente percorso di studio del fenomeno e della prevenzione a livello internazionale e nazionale, sia nella proficua esperienza maturata nel 2004 in Val di Sole, dove, a seguito dell’allarme sociale creato dai suicidi, si è riusciti ad attivare un coinvolgimento dell’intera comunità grazie alla collaborazione dell’Unità Operativa 1 di Psichiatria e del Servizio Sociale Val di Sole.

Con l’intento di potenziare i fattori protettivi ed intervenire sui fattori di rischio, il progetto si articola in una strategia d’azioni a vari livelli, con interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

Tale progetto si è sviluppato nell’arco di tre anni (2008-2010) durante i quali ha avuto come obiettivo generale la predisposizione e realizzazione di azioni di prevenzione del suicidio sul territorio trentino e sta proseguendo con una sempre maggiore attenzione al coinvolgimento attivo di tutte le figure che possono muoversi in prima persona per intercettare le situazioni a rischio e promuovere fattori di prevenzione.

Nella sua realizzazione “Invito alla Vita” ha coinvolto non solo figure professionali ed ambiente sanitario, ma si è sviluppato in rete, attraverso un’attuazione flessibile e condivisa, ponendosi come punto di connessione tra i vari soggetti e tra le azioni, affinché diventasse progressivamente un progetto portato avanti dalla comunità stessa.

Dopo un primo periodo di sensibilizzazione, informazione e coinvolgimento nell’ambito dell’Azienda Sanitaria stessa e verso Associazioni, Ordini Professionali e gruppi di volontariato che operano nel contesto territoriale, in data 4/12/2008 il progetto è stato presentato alla comunità attraverso un convegno ed è diventato operativo sul territorio.

Il forte interesse dimostrato da varie realtà territoriali ha consentito, fin da subito, di effettuare proficue collaborazioni e di attuare il coinvolgimento di una pluralità di soggetti istituzionali e non. Questo interesse ha permesso la nascita nel 2011 di un Tavolo di Coordinamento che raccoglie tutte le figure e le realtà istituzionali impegnate nella promozione di azioni di prevenzione del suicidio. Il Tavolo si incontra trimestralmente per progettare, monitorare e coordinare le attività svolte a diversi livelli.

“Invito alla Vita” nasce e si sviluppa quindi come tentativo di considerare il suicidio non solo da una prospettiva medica, ma interpretandolo nella sua complessità sociale e umana e partendo dal presupposto che fare prevenzione in quest’ambito significa, primariamente, promuovere il benessere, nel suo complesso, della popolazione.

Il progetto, in una prospettiva di assoluto rispetto per la libertà individuale, ha voluto essere un invito, a chi soffre, ad intravedere possibili alternative ed un invito, a tutti, a rispondere al messaggio di dolore che chiede d’essere ascoltato poiché ogni persona, con un momento d’attenzione e di condivisione autentica, può rappresentare un motivo di ripensamento per chi sta soffrendo.