Una persona mi ha parlato di suicidio:

Per una persona in crisi è importante parlare con qualcuno che dimostri partecipazione e interesse. Certo che può essere difficile ascoltare una persona cara dire che a volte si chiede se non sarebbe meglio morire. Fa paura, e fa “correre ai ripari” cercando soluzioni immediate, o magari si preferisce liquidare il discorso, cambiare argomento. È invece importante permettere alla persona di esprimere il suo pensiero e ascoltarla senza dare consigli o giudizi. Le persone che stanno pensando al suicidio hanno bisogno di potersi sentire se stesse, e esprimere le loro paure senza “paura di spaventare”.

I pensieri sul suicidio sono diffusissimi ma pochissime sono le persone che passano dal “pensare” al “fare”. La probabilità si riduce ulteriormente se trovano modo di esprimere la loro sofferenza con qualcuno.

Segnali di sofferenza:

Premettiamo che è impossibile prevedere con certezza un comportamento, qualunque esso sia. Il suicidio pertanto non può essere previsto ma alcuni segnali possono comunque essere letti come richieste d’aiuto ed è bene in ogni caso non ignorarli.

Facciamo un elenco di possibili segnali di malessere che non pretende d’essere completo e che non va confuso con “pericolo suicidio” ma come un elenco di comportamenti che in alcuni casi segnalano una sofferenza forte della persona.

Un cambio improvviso del solito modo di fare: se ad esempio si isola più del solito, lamenta stanchezza e non parla, o viceversa è molto agitata, dice di avere problemi con il mangiare o con il dormire massicci e non abituali.

La persona vi dice che sta soffrendo e racconta di momenti di forte tristezza e rabbia, ansia e attacchi di panico, di perdita di interesse verso le sue abituali passioni e le cose che le davano piacere, di forti sentimenti di colpa verso una persona o qualcosa che è avvenuto, del fatto che si sente inadeguata o “sbagliata”.

La persona si ferisce di proposito, vi racconta di avere in mente di farlo, o che l’ha fatto. Anche questo è un comportamento più frequente di quanto si possa immaginare, e va preso, come gli altri, non come indice di “pericolo suicidio”, ma immediatamente come segnale di una sofferenza difficile da raccontare.

La persona assume sostanze “psicoattive” frequentemente e in dosi tali da pregiudicare le sue relazioni con gli altri e con l’ambiente. Definiamo sostanze “psicoattive” quelle sostanze che, come l’alcool, la droga, i farmaci, cambiano i sentimenti, il modo di stare presente, e la comprensione della realtà da parte della persona. Nel caso dei farmaci, può essere un segnale anche il fatto che la persona li assuma in dosi differenti da quelle indicate dal medico o addirittura senza che un medico sia a conoscenza della cosa.

Una continua richiesta di viste mediche e controlli anche senza che ci siano disturbi fisici tali da giustificarla.

Cosa cerca la persona che pensa al suicidio?

E se alla fine scopriamo che la persona si sta effettivamente chiedendo “Ne vale la pena?” come fare? La paura può essere tanta ma vale la pena ricordare che quando ci si trova di fronte a una persona che soffre questa cerca:

  • Qualcuno che la ascolti. Le dedichi tempo e la ascolti con rispetto, senza giudicare o dire: “Dovresti fare così… Ma fai colà…”, semplicemente ascolti e si interessi sinceramente a come la persona sta vivendo quel momento.
  • Qualcuno di cui fidarsi. Che non vada a raccontare ai quattro venti quanto ascoltato e che non si approfitti della fragilità dell’altra persona cercando di “controllare” la situazione.
  • Qualcuno a cui importi.

Come “peggiorare” la situazione?

Lasciando sola la persona. Rifiutare di parlarne per paura può rendere il problema dieci volte peggiore. Avere qualcuno a cui rivolgersi fa davvero la differenza. Se non ce la si sente in prima persona si può aiutare la persona a trovare qualcuno con cui poterlo fare.

Dando consigli. Le prediche non aiutano. Né aiutano suggerimenti come “fatti coraggio”, o facili rassicurazioni che “tutto andrà bene”.

Facendo un “interrogatorio”. Parlare dei sentimenti è difficile, ha bisogno di calma e a volte di tempi lunghi, non si può sapere tutto subito, né che la persona sia in grado (o voglia) raccontare/spiegare tutto. Pazienza e rispetto. Niente di più.


Cosa posso fare?

Rivolgerti ai volontari della linea d’assistenza Invito alla Vita 800-061650 (o vedi altre linee di ascolto)

Rivolgersi a specialisti dell’ascolto e della cura della sofferenza (vedi link di aiuto)

 

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