Una persona che conosco si è tolta la vita:

Ogni anno nel mondo molte persone mettono fine alla loro vita, e per chi gli era vicino si apre un lutto che può essere molto doloroso.

Dopo la morte di una persona cara, qualunque sia la causa, è possibile sentire emozioni molto intense, a volte contrastanti.

Se una persona cara che conosci si è tolta la vita non esiste un modo migliore di altri per far fronte a questa sofferenza ma ci sono cose che potrebbe essere utile tu sapessi per comprendere meglio questo momento, o che ti potrebbero essere utili se vuoi stare accanto a qualcuno che ha perso una persona cara per suicidio.

Riportiamo un elenco di esperienze possibili dopo la perdita di una persona per suicidio, ti potresti riconoscere (o riconoscere altri) in una sola di queste, o tutte, magari in momenti diversi:

“So che è successo, ma non ci credo, faccio tutto come se … ma non è possibile che sia accaduto, non sento niente…”

Soprattutto in un primo momento, la perdita di una persona cara potrebbe essere “compresa” ma non “sentita”. In questi momenti è possibile fare fronte all’idea della perdita della persona senza avvertire sofferenza, quasi fosse una cosa lontana o riguardasse altri. Se sei in questa situazione non sentirti “strano” o “insensibile” è un modo spesso temporaneo, di affrontare l’accaduto. Può anche essere a “spot”, momenti di grande sofferenza alternati a quiete.

“Continuo a pensare alla sua morte, come se fossi lì mentre accade…”

Un esperienza frequente fra le persone che hanno perso una persona per suicidio è quella di immaginarsi il momento della morte anche se non erano presenti. Queste immagini possono turbare molto ma sono utili alla ricostruzione di quanto accaduto. È naturale per gli esseri umani rivivere più volte il ricordo di esperienze traumatiche e laddove non siamo stati direttamente presenti, immaginarle.

È un modo per ricostruire un senso a quanto accaduto e quanto più questo senso è difficile da dare (e nel suicidio spesso per chi resta lo è) più le immagini sono frequenti.

“Continuo a chiedermi perché l’ha fatto…”

Un altro modo per ricostruire il senso dell’accaduto è cercare una spiegazione logica, che ci aiuti a capire quello che è successo e a renderlo “prevedibile”. Per umana e comprensibile che sia, questa ricerca non sempre ci porta a trovare delle motivazioni che ci permettano di comprendere la scelta della persona. Può succedere inoltre che persone diverse anche molto vicine alla persona, abbiano opinioni diverse in merito e contendersi la “migliore” potrebbe fare emergere conflitti anziché la solidarietà necessaria ad affrontare questi momenti.

“Non mi do pace… cosa avrei  potuto fare per fermarlo?”

Potresti trovarti a ripensare più e più volte a tutti i piccoli eventi fino agli ultimi momenti di vita del tuo caro, scavando alla ricerca di indizi e avvertimenti per i quali ti senti in colpa per non averli presi abbastanza sul serio. Potresti ricordare passati litigi, le chiamate non risposte, le parole non dette, e rimuginare su come, se solo avessi fatto o detto qualcosa di diverso, il risultato sarebbe stato forse diverso. Questi interrogativi potrebbero portarti a provare sentimenti di colpa verso di te o di rabbia verso chi ritieni avrebbe potuto impedire l’accaduto. È importante ricordare che con il senno di poi è possibile leggere qualunque gesto come un “segno” anche se non era così. La ricerca dei segnali prevedibili riflette il nostro bisogno di “prevedere” e quindi evitare questi eventi. Ecco che allora andiamo alla disperata ricerca del “segnale” che d’ora in poi sapremo riconoscere. Questa ricerca rischia però di trasformarsi in un auto colpevolizzazione (o colpevolizzazione di altri) che non fa che aumentare la sofferenza. Infine non dobbiamo dimenticare che il suicidio è, alla fine dei conti, una scelta della persona che la compie, per questo “impossibile” da prevenire e da anticipare con certezza.

“Come ha potuto fare una cosa simile?”

La rabbia è un sentimento forte e frequente fra chi ha perso una persona cara per suicidio.

Può essere rabbia verso chi si è tolto la vita, perché non ti ha coinvolto, perché non ti è stata data la possibilità di affrontare insieme la difficoltà, perché ti senti abbandonato dalla persona che ha scelto di morire. Può essere rabbia verso te stesso, per non aver capito, o non essere riuscito a evitare l’evento, e questa rabbia può poi farti sentire anche in colpa perché potesti pensare che infondo “non si può” essere arrabbiati con qualcuno che soffriva al punto da togliersi la vita. Questa ambivalenza di rabbia e di colpa può essere molto dolorosa. È importante tu sappia che è anche molto frequente e il più delle volte transitoria. Il gesto suicida spesso non è un “voler abbandonare” gli altri ma un far cessare la propria sofferenza, questo non toglie che la mancanza della persona cara si faccia sentire.

La rabbia infine può essere rivolta ad altri, al mondo, a Dio, per non aver capito, evitato, aiutato abbastanza.

“Soffro talmente tanto che adesso ho paura anche io di poter arrivare allo stesso punto…”

Di fronte a questo lutto come ad altri, la disperazione e la sofferenza possono essere tali da far temere per la propria vita. In particolare se la persona era molto significativa per noi, è un momento in cui la nostra sofferenza è come ci facesse immaginare come può essere stata l’altra persona. È allora che possono affacciarsi idee suicide o sentimenti di grande ansia e paura. Parlarne resta il primo e più efficace modo per far fronte a questi vissuti e chieder aiuto.

“Vorrei nascondermi, non incontrare nessuno…provo come un senso di vergogna…”

Può capitare che si tema di venire giudicati per quanto accaduto, che gli altri pensino che in qualche modo potevamo fare qualcosa per evitarlo. In realtà le credenze sul suicidio sono molto diverse e molto spesso il silenzio della comunità è dovuto all’imbarazzo del “non sapere cosa dire” e non al giudizio negativo. Si ha paura di offendere i familiari o di non trovare le parole giuste. È importante che sia chi ha perso un caro per suicidio sia chi gli vuole stare accanto, ricordino che il lutto per una persona cara ha bisogno dello stesso conforto di qualunque altro lutto, a prescindere dalla causa. Vicinanza, ascolto, comprensione e solidarietà. “Cosa possiamo fare?”, “Ti va se ne parliamo?” sono domande semplici ma importanti di fronte a un lutto, sia se a farle è il familiare, sia se è la persona che vuol dare supporto.

“Non faccio che pensare a lui/lei, la vita è un incubo…”

I sentimenti di angoscia e di disperazione all’inizio possono essere praticamente onnipresenti, ma con il tempo si concentrano in alcuni momenti causati da ricordi concreti o discussioni circa la persona. Questi sentimenti diminuiscono gradualmente di intensità, consentendoti pian piano di tornare a sentire un po’più di equilibrio e tornare a dare attenzione al mondo che ti circonda. Non c’è un tempo uguale per tutti in questo processo, e in qualunque momento se la sofferenza si facesse troppo grande è importante chiedere aiuto.

“Ho sbalzi d’umore, crisi d’ansia, paure nuove e mi sento molto agitato…”

La morte di una persona cara per suicidio può essere un evento molto traumatico. Ti potrebbe essere capitato di assistere alla morte o al ritrovamento della persona che si è tolta la vita. Quest’esperienza lascia delle immagini che spesso si cerca di tenere lontane ma come già detto in precedenza, è naturale e utile per il nostro equilibrio, riviverle alla ricerca di un senso. Se non rivissute attraverso le immagini, queste situazioni possono essere rivissute attraverso i sentimenti di angoscia, spavento e fragilità che possono capitare in momenti anche apparentemente tranquilli. Questi eventi dovrebbero diminuire di frequenza con il tempo, ma in qualunque momento è sempre possibile e opportuno parlarne e chiedere aiuto.

Che fare? A chi chiedere aiuto?

Parlare con persone che hanno vissuto la stessa esperienza.

Fra le cose che sembrano essere più utili e alleviare maggiormente la sofferenza a seguito di un esperienza come questa, c’è il confronto con persone che hanno vissuto la tua stessa esperienza. È utile per trovare comprensione e per poter essere d’aiuto ad altri come te.

A Trento è attivo presso l’Associazione A.M.A. auto mutuo aiuto il gruppo per persone che hanno vissuto la perdita di una persona cara per suicidio “Il dolore non è per sempre”(per informazioni 0461 239640 www.automutuoaiuto.it)

Rivolgersi ai volontari della linea d’assistenza Invito alla Vita 800-061650 o altre linee (vedi linee di ascolto)

Rivolgersi a specialisti dell’ascolto e della cura della sofferenza (vedi indirizzi utili)

 

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